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ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE E DIDATTICA
Negli anni Cinquanta i pionieri dell'archeologia industriale molto probabilmente non pensavano all'utilizzo a fini didattici dell'oggetto dei loro studi.
Solo recentemente, con il suo diffondersi, con l'emergere in modo sempre più nitido del suo carattere multidisciplinare, con l'inserimento dei luoghi del lavoro e delle relative infrastrutture tra i beni culturali e con il propagarsi di un nuovo modo di fare scuola, più attento alla "fisicità", alle classi subalterne, al vicino e alle problematiche di carattere sociale, l'archeologia industriale è stata "scoperta" dalla scuola, divenendo, appunto, a tutti gli effetti una risorsa didattica.
La nuova scienza oggi è considerata uno dei mezzi per educare le nuove generazioni a valutare in maniera adeguata ciò che è visibile e materiale e a riappropriarsi dell'oggetto in relazione al contesto con il quale interagisce in termini economici, sociali e culturali.
Abbattere una fabbrica spesso può voler dire distruggere uno strumento didattico, un vero e proprio archivio a cui gli studenti possono attingere per avere una miriade di notizie concernenti il perché della sua ubicazione proprio in quel sito, l'energia impiegata, i materiali e gli stili usati nella sua costruzione, le macchine, l'evoluzione delle tecnologie, le fasi della produzione, i rapporti tra imprenditore e maestranze, l'orario di lavoro, gli eventuali conflitti sociali, la qualità della vita, il mutare delle richieste del mercato, ecc.
Inoltre l'opificio è studiato, visitato, fotografato come parte integrante del paesaggio che esso ha concorso a modificare e a caratterizzare, tanto che la sua demolizione equivarrebbe alla rottura di un nuovo equilibrio, oramai consolidatosi e accettato.
Il patrimonio archeologico industriale ha una formidabile capacità di cointeressare più settori disciplinari che solitamente procedono parallelamente senza incontrarsi mai: ci si riferisce all'economia, alla storia dell'arte, all'urbanistica, all'antropologia, alla storia, alla sociologia, alla geografia , alla tecnologia, alla letteratura, ecc.
Grazie alla sua qualità multidisciplinare esso offre molte possibilità per rendere vive e più appetibili materie curricolari rese aride da una impostazioone tradizionale e nozionistica del loro insegnamento . Per esempio, ben si presta a uno studio della storia "dei più", intesa come conoscenza delle strutture economiche e sociali, di una storia fatta sì di cronologia, di problematiche generali e di impostazioni teoriche, ma anche di strumenti di lavoro, di oggetti, di produttori e di cicli produttivi.
Il patrimonio archeologico-industriale permette allo studente un contatto tangibile con le fonti, altrimenti difficile e addirittura impossibile se limitato al solo documento scritto.
L'ingresso delle testimonianze paleoindustriali e di quelle della rivoluzione industriale nella scuola significa pure approccio con la storia della tecnica, superamento della divisione tuttora esistente tra chi insegna macchine e tecnologia, strutture architettoniche e chi fa storia e italiano.
A trarre vantaggio da un'azione didattica impostata sui segni della civiltà delle macchine sono in primo luogo gli allievi che diventano soggetti attivi di una ricerca d'ambiente creativa e stimolante, volta al recupero della cultura locale mediante strumenti "tradizionali", ma spesso conosciuti unicamente in astratto, quali la cartografia, il rilevamento fotografico, le fonti orali, gli archivi, l'iconografia, i periodici, e di altri "inaspettati", come i componimenti poetici, i romanzi, la produzione teatrale, i trattati di pedagogia, le macchine, gli edifici, le infrastrutture.
Nello studio degli insediamenti industriali e della cultura materiale in genere, oltre agli alunni delle scuole medie inferiori e delle secondarie superiori, possono essere guidati gli scolari delle classi terminali delle elementari. Va da sé che l'attività didattica deve avere obiettivi differenziati riferiti agli interessi degli studenti e ai necessari prerequisti minimi.
Ma alla base di tutto occorre che ci sia una effettiva disponibilità da parte dei docenti a sperimentare un modo dinamico di fare scuola e a conoscere da vicino le tematiche connesse all'archeologia industriale.
di Francesco Tavone
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