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Monumentalistica
Monumentalistica (parte 2)
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A cura di: Bernardetta Ricatti
A cura di: Bernardetta Ricatti
Monumentalistica

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I monumenti che arredano i quartieri operai e le città industriali del secolo scorso esprimono sinteticamente, tramite un linguaggio artistico tra simbolismo e realismo, l'ideologia degli imprenditori -committenti, ma pure la mentalità delle masse coinvolte nella celebrazione della stessa civiltà industriale, di cui sono anch'esse protagoniste.

Il simbolo più eloquente della città rossiana è il marmoreo Monumento al Tessitore(1) di Giulio Monteverde, inaugurato il 20 Settembre 1879 come "dono perenne agli operai" da parte dell'imprenditore. Originariamente(2), l'opera era collocata su un alto piedistallo cilindrico con base ottagonale al centro del piazzale maggiore Nuovo Quartiere Operaio di Schio, all'incontro del viale(3) P. Maraschin con via A. Rossi, vicino all'ingresso dell'area del Lanificio Rossi e dell'Asilo di Maternità. In questo modo tutti i lavoratori(4) dell’opificio potevano ammirare l'"eroe del lavoro" forgiato sui principi dell'etica capitalistica coniugata con quella cattolico-nazionalistica del committente.
Il tessitore(5) rappresentato non è, infatti, l'operaio reale, affaticato dai ritmi stressanti della fabbrica, bensì l'artiere modello nella tipica uniforme, orgoglioso del suo mestiere, simboleggiato dalla navetta(6), cui rivolge lo sguardo, e dai tessuti(7) avvolti vicino ai piedi . La pietra bianca della statua e il granito del piedistallo esaltano la fierezza dell'operaio, consapevole di incarnare gli ideali dell'era industriale, quegli stessi più volte ribaditi dal Rossi nei suoi scritti e discorsi ed ora divulgati con lapidaria e inequivocabile chiarezza nelle massime del basamento : "Rivendichiamo(8) rinnovando l'arte dei padri – Eguali(9) dinnanzi al telaio come dinnanzi a Dio - L'avvenire(10) è dei popoli lavoratori – Capitale(11) lavoro di ieri, lavoro capitale del domani – Pronti(12) alla navetta per la famiglia, alla carabina per l'Italia e il Re - Il lavoro(13) ci affranca ed eleva – Conquiste(14) di lavoro, conquiste d'oro - Dal telaio(15) il risparmio, dal risparmio la proprietà" Nel 1945, dopo varie vicissitudini, il monumento viene trasferito in Piazza A. Rossi(16), nel cuore del centro storico, diventando l'emblema tipico dell'immagine della città, l’”Omo" per antonomasia.

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