LE FILANDE
Sintesi tra la civiltà rurale e quella industriale, l'attività serica, legata alla gelsicoltura, vide fiorire tra la fine del Settecento e il primo Novecento, nella pianura disegnata dal Leogra e da altri corsi d'acqua minori, una costellazione di filande tra Schio, S.Vito di Leguzzano, Malo, Marano, Isola Vicentina, ecc.
La lavorazione della seta fu promossa fin dal Settecento dagli stessi possidenti agrari che favorivano la coltivazione del gelso e la trattura casalinga, facendosi poi carico della filatura, della tessitura e del commercio del prodotto .Le prime strutture edilizie che si prestarono ad ospitarla furono le barchesse delle ville signorili e le tezze delle case coloniche. Ogni famiglia contadina divenne un "piccolo laboratorio", dove era soprattutto la donna ad allevare il baco, a seguirlo nelle varie mute, a procurargli il bosco e a rinnovarlo, a eliminare i
bozzoli(1) putridi e a immergere le mani nell'acqua bollente delle
bacinelle(2) per liberare il filo dalla sericina, avvolgendolo negli aspi tramite la molinella. Con la rivoluzione industriale e, principalmente, con l'impiego dell'energia a vapore si costruirono veri e propri
opifici(3), annunciati dalle tipiche ciminiere in cotto, caratterizzati dalle numerose finestre ad arco o rettangolari con vetrate intelaiate in ferro e articolati in diversi corpi che si aprivano su una o più corti per favorire lo spostamento interno degli oggetti e delle persone. La filanda, inizialmente nata per la trattura e perciò sviluppata in orizzontale su uno o due piani, divenne pure filatoio e in certi casi ospitò la tessitura, elevandosi su tre o quattro piani.
Con il trionfo delle sete orientali e delle fibre sintetiche, l'attività serica della Val Leogra decadde progressivamente, causando la chiusura e spesso la scomparsa di molte significative strutture(edifici, macchinari, ecc), ma ne rimane ancora testimonianza in cospicue architetture, diffuse in prevalenza nel tratto Schio - Malo - Marano, nella memoria degli anziani, nei canti popolari, nei proverbi e nel lessico familiare.
di Bernardetta Ricatti e Francesco Tavone