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Le centrali della Val Leogra
Le centrali della Val Leogra 2/2
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Le centrali della Val Leogra

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Alla fine dell'800 l'energia idraulica delle ruote sulla Roggia Maestra o sulle rogge confluenti nel Leogra non è più sufficiente a muovere le macchine della possente industria laniera. Alessandro Rossi già da tempo ha inglobato i piccoli opifici lanieri di Schio ed ora estende i suoi orizzonti imprenditoriali oltre il territorio scledense; moltiplica i settori produttivi aprendo ventagli occupazionali ed interviene come senatore del Regno a sostegno di una politica economica protezionistica: egli vede nell'industria il vero ed unico progresso, ma per muoverne le macchine occorre altra energia.
Non stupisce, perciò, il progressivo smantellamento delle piccole imprese e attività legate alla rogge, assorbite dall'incessante necessità dell'industria; così, tra la fine dell’800 e i primi anni del '900 sparisce materialmente anche un mondo legato alle vie d'acqua costruite pazientemente dall'uomo.

Giovanni Rossi, figlio di Alessandro, acquista i diritti d'acqua su tutti i canali artificiali della Val Leogra, ne convoglia le acque in condotte forzate per farle giungere alle sedi della sue Centrali, trasformando l'energia idraulica in energia elettrica.
Nel 1901 le Centrali della Lanerossi che alimentano gli Stabilimenti di Torrebelvicino, Pievebelvicino e Schio sono le seguenti: Bariola, 400 HP, Forno di Ressalto 400 HP, nuova caduta di Ressalto 150-300 HP, Ponte delle Capre 300 HP e Rillaro.
Più tardi anche il Lanificio Cazzola provvederà privatamente al problema energetico requisendo i diritti d'acqua ( Centrale idroelettrica di Ceolati, 1925 ) o utilizzando siti particolarmente favorevoli per la costruzione della Centrale di Chiumenti (1930 ), in Val Maso.

A partire da nord, lungo il corso del Leogra, troviamo per prime le Centrali del Lanificio Cazzola.

Le acque del Leogra, incanalate(1) all'altezza della contrà Penzi in condotte forzate, precipitano sulle turbine della Centrale idroelettrica Ceolati(2).
Datato sulla facciata 1925, l'edificio è in ottime condizioni ed è stato recentemete restaurato. Si tratta di un corpo di fabbrica ad un piano(3) a cui è addossato un edificio più alto a cui giunge, da nord, l'acqua delle condotte forzate; la parte ad un piano consta di un'ampia sala luminosa, grazie alle finestre centinate distribuite su due facciate, che contiene le turbine e le più moderne apparecchiature elettroniche. L'acqua di scarico fuoriesce incanalata in una roggetta in cemento con paratoie e griglie di pulizia in cui non è raro veder nuotare le trote.

La roggia prosegue attraverso i campi in direzione della Centrale idroelettrica Chiumenti(4), posta in Val Maso.
Anche le condizioni di questo edificio sono ottime: il recente restauro valorizza le linee sobrie di questa costruzione(5) intonacata di giallo, che porta sulla facciata la data di costruzione, 1930. La struttura architettonica è simile a quella di Ceolati: due corpi di fabbrica, uno più alto dell’altro; un ampio locale(6) contenente le turbine(7) De Pretto, finestroni a centina, collettori(8) esterni che convogliano sulle turbine l'acqua proveniente dalla 1^ centrale, e infine lo scarico direttamente nel Leogra.

La Centrale idroelettrica Ressalto(9), di proprietà della Lanerossi, è posta sulla destra del Leogra, nella sede di un antico maglio da rame e raccoglie le acque di canalizzazioni dello Sterpa, del Puja oltre che del Leogra detto di Valli, per complessivi 700 HP.
Il complesso è formato da diversi corpi aggettanti; sulla facciata(10) tre date: 1880, 1895, 1906 attestano la costruzione e i successivi ampliamenti rispetto all'antico edificio originario di cui restano solo pochi segni. Il versante sul Leogra mostra una teoria di finestroni centinati che continuano anche sul lato nord(11), dove, tramite potenti collettori(12), l'acqua della condotta penetra nella Centrale(13) fino alle turbine(14). Da questo stesso lato giunge anche l'acqua di una roggia storica(15), quella dell'antico maglio da rame, di proprietà di Giuseppe Mengotto, definito nelle mappe del secondo Ottocento, Mulino al Forno, i cui diritti d'acqua vengono requisiti dal Rossi.
L'acqua di scarico della Centrale in parte confluisce nel Leogra, in parte si snoda sotterranea sulla sponda destra del torrente fino a Ponte Nuovo sulla Statale 46; da qui prosegue scoperta e assai suggestiva fino alla località Asse dove, incanalata in tubatura sopraelevata, giunge alla seconda Centrale idroelettrica della Lanerossi, situata vicino al Ponte delle Capre.

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