A testimoniare il rapido processo di industrializzazione vissuto dalla valle dell'Agno(1) nel secolo scorso e nel primo trentennio del Novecento restano i due massicci complessi della Marzotto(2) SPA, di Largo Margherita(3) e di Maglio di Sopra(4), che hanno determinato un radicale riassetto del territorio e una rivoluzione nei modi di produzione e di vita di quelle antiche popolazioni montanare.
L'avventura tessile valdagnese inizia con Luigi Marzotto, che nel 1806 riesce a occupare in una piccola filatura 80 operai, superando ben presto per qualità e quantità di prodotti le altre manifatture del medesimo settore che vantavano, come quella di Schio, una lunga tradizione consolidatasi soprattutto nella seconda metà del Settecento grazie ai rapporti favorevoli con la Serenissima. Egli, infatti, può far fronte alla crisi del primo decennio dellOttocento, causata dalla concorrenza austriaca e da epidemie di colera e pellagra, appoggiandosi ad altre sue attività, tra cui l'esercizio di un mulino per la produzione del gesso e di un albergo.
Nel 1836, passata la congiuntura sfavorevole, concentra presso la propria abitazione, nella località detta "Molini di mezzo" e poi "Contrà Machina Marzotto", le varie fasi della lavorazione della lana: lavatura, filatura, tessitura, tintura, follatura, chiodare. Proprio su questo primo nucleo si svilupperà nel tempo il grande Stabilimento di Valdagno Centrale, di volta in volta radicalmente rinnovato nelle macchine e nelle architetture.
Il decollo dell'azienda avviene con il figlio Gaetano, che a partire dal 1842 dà nuovo impulso all'azienda, in particolare introducendo nel 1856 una mule-jenny da 400 fusi e nel 1862 otto telai meccanici della ditta inglese Smith & Bros. Nel 1869 si datano altre importanti novità che attestano la struttura ormai complessa dello stabilimento, dotato di diciannove carde, una macchina per applicare scardassi(5), quattro filatoi mule-jennys, tre self-actings per complessivi 2560 fusi, tre torcitoi, ottanta telai, alcuni dei quali alla Jacquard, cinque folli, delle garzatrici, tre cimatrici longitudinali, alcune presse, oltre alle slappolatrici, agli orditoi(6), alle caldaie e ai tini per la tintoria, ecc.
Ormai quasi tutte le operazioni sono concentrate all'interno della fabbrica, mentre si svolge ancora all'esterno il lavaggio delle lane in apposite vasche.
L'energia necessaria a muovere il sistema dei macchinari è assicurata da un turbine idraulico di 36 Hp e da una macchina a vapore di 30 Hp.
La capacità occupazionale dell'azienda è di circa 200 persone, tra cui 50 donne e 30 fanciulli, con turni giornalieri di dodici ore e in taluni periodi dell'anno anche con orario notturno. Nel 1876 la forza lavoro impiegata è di 400 unità.
Nello stesso anno Gaetano, assieme al fratello Giovanni, acquista dalla Contessa Adriana Zon, vedova Marcello, un ampio lotto di terra a Maglio di Sopra per costruirvi il grande Stabilimento per la Filatura(7) (1882), più tardi ampliato con il reparto pettinatura.
I due nuclei del Lanificio Marzotto costituiscono fin dagli inizi un tutto organico e furono strettamente collegati dalla tramvia Vicenza-Valdagno, inaugurata il 3 Agosto 1880 e prolungata nel 1907 fino a Recoaro per iniziativa degli stessi Marzotto.
La grande fabbrica tessile viene così a imporsi nel territorio come struttura industriale emergente sulle piccole imprese artigianali di tradizione settecentesca: filande, falegnamerie, magli, ecc. La Roggia(8), derivazione artificiale del torrente Agno e unica forza motrice delle vecchie officine, è deviata per alimentare lo Stabilimento di Maglio di Sopra, determinando la cessazione di ogni lavorazione del ferro. Scompaiono pure le forme produttive legate alla tradizione agricola, poiché la fabbrica si pone come la sola entità capace di impiegare stabilmente la manodopera.
La storia del Lanificio Marzotto si viene a poco a poco identificando con la storia stessa della vallata.
L'attività dell'azienda si fa sempre più complessa, perciò Gaetano coinvolge il fratello Giovanni e il figlio Luigi, scomparso poi nel 1895. Un valido aiuto gli è allora offerto dal secondo dei due figli, Vittorio Emanuele, a cui va il merito dell'ammodernamento tecnologico secondo le innovazioni già sperimentate in Europa e nel Lanificio Rossi di Schio. Alla morte del padre, nel 1910, la divisione del patrimonio (che gli fece perdere la Filatura di Maglio di Sopra, oltre a parte del capitale, toccati ai figli di Luigi ) frena la sua volontà espansionistica, ma non blocca lo sviluppo del complesso industriale, che si connota proprio per il suo carattere fortemente centralizzato, a differenza della politica di decentramento nel territorio già perseguita dal Rossi.
Agli esordi del Novecento(9) le due fabbriche Marzotto contano 1700 operai, presentano nuovi processi di rinnovamento di tecnologie(10) e un potenziamento delle fonti di energia con la costruzione di centrali idroelettriche lungo la vallata a nord dell'abitato: Gazza -Lora, Agni, Frizzi, Bruni, Margherita, Ponte Verde, Facchini, Righellati (nella zona di Recoaro); Selladi, Torrazzo, Marchesini, Corè, Maglio (nella zona di Valdagno).
Il 4 Aprile 1912 la Marzotto si costituisce in Società Anonima ,con sede sociale a Milano, assumendo la denominazione di Filatura di Lana a Pettine Gaetano Marzotto & Figli, con capitale di Lire 150.000.
L'azienda si consolida durante il primo conflitto mondiale grazie alle commesse militari e al contenimento dei salari. Si perfeziona così quel processo di potenziamento capitalistico che consente la trasformazione del Lanificio Marzotto in uno dei principali poli finanziari della borghesia industriale italiana. Ecco, quindi, la fondazione della Pettinatura di in provincia di Pavia (1918) e più tardi l'acquisto del Lanificio di Manerbio nel bresciano (1927) e di quello di Brugherio(1934) nel milanese, la Tessitura di Brebbo(1930) in provincia di Varese e quella di Pisa (1937).
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