LA FABBRICA SACCARDO
A sostegno dell'industria tessile nell'Alto Vicentino sorse una serie di opifici, tra cui la Fabbrica Saccardo(1).
L'edificio è posto ai piedi della collina del Tretto, in località Progresso, nelle immediate vicinanze del torrente Orco, nell'area prospiciente la confluenza di questo con lAcquasaliente. Qui nel 1892 Giuseppe Saccardo trasferì la fabbrica(2) di tubetti in carta per filatura e tessitura fondata pochi anni prima a Schio e distrutta da un incendio. La scelta del luogo, dove già esisteva il Mulino del Pocio, si spiega con l'intento di sfruttare il corso d'acqua per ricavare energia elettrica.
L'insieme dell'edificio(3) occupa 10 mila mq. di superficie coperta e 15.200 scoperta. Esso, a configurazione a shed, presenta due corpi(4): uno a monte un tempo adibito alla produzione dei tubetti e a magazzino, l'altro a valle destinato alla lavorazione delle navette(5) in legno. Questi esibiscono una serie di facciate(6) degradanti con finestre semplici o binate, circolari nei sottotetti, profilate in mattoni. Sullo sfondo svettano due ciminiere(7): la maggiore, coronata(8) nella parte terminale da più anelli, serviva due caldaie del tipo Cornovaglia che producevano vapore per gli essiccatoi. L'acqua calda veniva poi riusata per la lavorazione.
Al lato dellingresso si trova l'abitazione del custode(9), mentre sulla collina di fronte sorge il villino del Direttore.
L'attività dellazienda, estesa durante la guerra alla fabbricazione di giocattoli e poi anche di scafi, fu trasferita nel 1964 nel nuovo stabilimento di Liviera con l'intento di unificare le varie sedi che erano sorte in altre località d'Italia.
L'immobile del Tretto, abbandonato per molti anni, è stato recuperato nel 1991 dal Consorzio Progresso, un'associazione di artigiani, e ospita differenti attività produttive, tra cui la Tessitura RAM e la Modelleria Pozzan.
Parte integrante della fabbrica è la Centrale Idroelettrica Saccardo realizzata tra il 1904 e il 1911.
Risalendo il sentiero che si trova a Nord del vasto complesso lungo il torrente Orco si possono vedere la condotta forzata che conduce l'acqua per un salto di circa 200 metri e il bacino di raccolta con relativa roggia, costruiti per garantire la costanza del flusso che alimentava le turbine.
La Centrale è stata restaurata nel 1993 dal Consorzio Progresso e oggi si presenta come un interessante Museo dell'energia elettrica; essa, infatti, oltre ai quadri comandi, con pannelli in marmo(10) di Carrara e a varie strumentazioni, mostra al suo interno le antiche turbine(11) ormai dismesse, delle Ditte Riva di Milano e Pellizzari di Arzignano, affiancate da due gruppi motore che funzionavano in caso di fabbisogni superiori alla media o nei momenti di scarsa piovosità.
Nel 1994 per rendere attiva la Centrale è stata installata una turbina Pelton costruita dalla ditta Troyer di Vipiteno, funzionante sulla spinta di due getti che possono agire separatamente o in coppia.
di Francesco Tavone