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Industria De Pretto
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INDUSTRIA MECCANICA DE PRETTO ESCHER WYSS (1884-1920-1994)

Il problema fondamentale per lo sviluppo dei lanifici era essenzialmente quello di poter acquistare macchinari costruiti in Italia e quindi di disporre di personale tecnico specializzato senza pagare dazi di importazione né spese per il trasporto; restavano pesanti, è vero, per il ferro e il carbone, ma queste uscite erano in parte riassorbite dalla manodopera a basso costo. È sulla base di queste osservazioni che nacque il primo nucleo della De Pretto, dopo che il suo fondatore, Silvio, aveva lavorato nel Lanificio Rossi dal 1871 al 1884, in qualità di ingegnere.
Nel 1884 Silvio De Pretto avvia alle porte di Schio, vicino alla ferrovia la sua fabbrica(1), attrezzata con turbine Francis e attivata da otto dipendenti, con fonderia e modelleria, nonché officina per la riparazione dei meccanismi dei telai. Il luogo prescelto si trova sulla Roggia Maestra(2) e occupa i locali di un vecchio mulino(3) in funzione almeno fino dal 1595; in seguito, nel '700 l'edificio sarà prima di proprietà di Baldo de' Baldi, poi utilizzato come " follo con purgo e argagni” da Alberti, per passare, nel 1850, a Giovanni Pasini da cui De Pretto lo acquista nel 1884.
Nel 1885 la fabbrica ( 250 mq. di coperto ) diviene Società in accomandita semplice con i fratelli Olinto e Francesco.
Nel 1890 gli operai sono più che raddoppiati (65) e nel 1900 l'azienda si stende su 3000 mq. di coperto su un totale di 6000 mq. e dà lavoro a 150 operai.
La fabbrica(4), oltre a riparare telai, inizia la produzione di turbine idrauliche, allora ancora agli esordi, e di macchine per cartiere. La forza motrice era data da due motori, uno a vapore e uno idraulico, della forza complessiva di 30 cavalli. Impianti e maestranze provengono dalla Lombardia e dalla Liguria; nell'officina si costruiscono motori idraulici, parti di trasmissioni e turbine(5) per tutta l'area, dalla valle dell'Agno alla valle dell'Astico.
Nei rapporti con le maestranze i De Pretto si allineano sulle posizioni della borghesia imprenditoriale di tipo rossiano; per questo, nel 1888, organizzano con il contributo del Comune di Schio, una scuola di formazione professionale, Scuola di Arti e Mestieri, che funzionò per 25 anni.
Alla vigilia della Grande Guerra gli operai sono 116 e durante il conflitto i macchinari vengono portati in salvo a Bergamo fino al 1919. La ripresa del lavoro, nel '20, si presenta difficile, gli operai risentono del clima di protesta del biennio rosso e anche a Schio la questione sociale si manifesta con azioni di sciopero fino a 20 giorni; ma ormai sono gli ultimi fuochi, il fascismo è alle porte e anche se il tentativo padronale di ridurre i salari viene contestato, non ci saranno nel territorio scledense le azioni di sciopero di Lombardia. Un altro grave problema riguardava il salto qualitativo da imporre alla produzione passando alla costruzione di turbine di potenza superiore a 1000 HP: sono maturi i tempi per la fusione con la svizzera Escher Wyss, già attiva fin dall'inizio del secolo e costruttrice di turbine fino dal 1840. Tra il 1920 e il 1933 la De Pretto Escher Wyss è in grande espansione: solo nel 1932 escono dalle officine 1200 turbine.
Nel 1933 Silvio De Pretto muore, provato anche, nel '21, dalla tragica morte del fratello Olinto; nel 1950 viene demolito l'antico mulino originario per far posto a nuovi capannoni(6).
Nel 1969 la DP-EW si consocia con la Sulzer, grande gruppo industriale svizzero.
Infine è recentissima, del 1992, la fusione con le Fonderie Vicentini e la dislocazione in zona industriale di Schio di un reparto della De Pretto, la fonderia appunto, la cui permanenza nell'abitato era stata a lungo oggetto di contestazioni per i fumi della sua alta ciminiera. La De Pretto attualmente(7) riceve da tutto il mondo prestigiose commesse, dall'Egitto alla Cina, agli Stati Uniti.

di Marina Campolmi