Alla tradizionale economia agricola silvo-pastorale si è accompagnata fin dal Medioevo l'attività artigianale, documentata dalla fitta rete di mulini, segherie, magli e folli da panni, sorti lungo il percorso del Leogra e della Roggia Maestra, una derivazione del medesimo torrente ricavata verso la metà del Duecento al confine di Schio con Pievebelvicino.
La disponibilità di energia idraulica è stata fondamentale per lo sviluppo industriale avutosi nell'Ottocento, infatti era un salto d'acqua a mettere in movimento le macchine tramite ruote e alberi di trasmissione.
Analogamente ad altre situazioni geografiche pedemontane del Nord d'Italia, anche nella Val Leogra si può rilevare il progressivo spostamento degli insediamenti produttivi dalle zone montane e collinari verso la pianura, restando sempre necessario, seppur non immediato, il rapporto con il fiume sia con l'adozione del vapore, sia dell'elettricità poi, quali fonti d'energia.
Polo di attrazione non solo della valle, ma di tutto l'Alto Vicentino, è Schio, diventata intorno al 1870 la capitale dell'industria laniera, la Manchester d'Italia, la "civitas" della concezione ideologica di Alessandro Rossi imperniata sul sistema di fabbrica.
A testimoniare le antiche attività protoindustriali e la più recente tradizione industriale restano varie emergenze antropiche di differenti tipologie, ma a dominare su tutte, insieme alle svettanti ciminiere in laterizio, è la Fabbrica Alta, vera "cattedrale del lavoro", segno eloquente della dimensione europea del fenomeno industriale scledense .
Esplorare queste testimonianze vuol dire ricostruire la rete di relazioni e di oggetti sorta intorno agli opifici, i comportamenti, i modi di essere, le idee che hanno generato una delle pagine più interessanti della civiltà industriale del Veneto. Tale compito è proprio dell'archeologia industriale.
di Francesco Tavone
- - - LUOGHI DELLA CIVILTA' DELLE MACCHINE - - -
a cura di:
Bernardetta Ricatti - Francesco Tavone - Alfredo Talin -
realizzazione:
Federico Tenzi - Alfredo Talin
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